È uscita in estate l’interessante biografia su Linton Kwesi Johnson realizzata dalla genovese Sara Parolai, testo estrapolato da una più corposa tesi di laurea. La vita di uno dei più importanti esponenti del reggae mondiale si intreccia con gli avvenimenti della città che lo ha accolto da emigrato: Londra, con tutte le sue problematiche legate alla discriminazione e al razzismo nei confronti delle popolazioni di colore. Linton, sin dagli anni ’60, è stato un simbolo per tutti gli emarginati, per coloro che dovevano subire le vessazioni dei governi ostili, fino ad arrivare ai famigerati anni ’80, epoca in cui si toccò il picco con la Thatcher e le sue politiche repressive.La poesia di LKJ è stata uno stimolo e un aiuto per i tanti giamaicani arrivati in Gran Bretagna, Brixton rappresenta, non solo il quartiere dove ha sempre vissuto, ma un simbolo di ribellione a un sistema ingiusto e razzista. Sara, in questo suo percorso, ha avuto modo di conoscere Linton sia come professionista ma soprattutto come uomo, si è avvicinata a lui e alla sua quotidianità. Abbiamo avuto il piacere di rivolgere alcune domande all’autrice.
- Hai trovato, durante la tua ricerca, un ipotetico parallelismo della poetica di LKJ con quella di altri scrittori occidentali o magari italiani?
Ho pensato e ripensato a questa domanda. Linton può essere paragonato a un cantautore, un poeta degli ultimi alla De André, ma con l’attivismo politico di un Guccini, cronisti della realtà che denunciano e stimolano la riflessione.
- Come è cambiata la tua vita dopo questa intensa esperienza umana e professionale?
Sicuramente ne sono uscita arricchita sia dal punto di vista umano che da quello culturale. Linton non ama parlare di sé, ma ama parlare, e abbiamo fatto lunghe chiacchierate per le strade di Brixton sulla letteratura e la storia afro-caraibica. Mi ha anche regalato due libri e un suo cd!
L’essermi accostata a lui e alla sua realtà non è stato per me un semplice ampliamento di orizzonti, ma una vera e propria messa in discussione della storia e della cultura occidentale. Mi sono ritrovata immersa in una realtà che presuppone, per essere affrontata, un ripartire da zero, senza quel senso di superiorità che è alla base della nostra cultura e guarda con sospetto e sufficienza alle tradizioni altre, soprattutto se tramandate oralmente. E la frequentazione con una persona che non ha soltanto narrato certi avvenimenti cruciali della storia dell’Inghilterra contemporanea, ma vi ha partecipato in prima persona, in maniera attiva, combattendo per i diritti umani e contribuendo ai cambiamenti positivi che vi sono stati, ha fatto nascere in me un forte desiderio di alzare la testa e la speranza di riuscire, prima o poi, a smuovere qualche coscienza.
- Ci sono altri artisti nella galassia reggae che ti potrebbero far intraprendere un percorso analogo?
Se per “percorso analogo” intendi la stesura di un libro, certamente sì. Da Peter Tosh, a Mikey Smith, a Benjamin Zephaniah, agli italiani Africa Unite, sono svariati gli artisti su cui mi piacerebbe scrivere. Sicuramente, però, il fatto di scrivere su artisti ancora in vita offre il grande vantaggio di poter instaurare un contatto (che rimane un vantaggio se il contatto non porta a una delusione) ed un confronto (con Linton è capitato ad esempio che non ci trovassimo d’accordo su alcuni punti), e raccontare quindi il personaggio nella sua umanità ed interezza attraverso il dialogo costante.
- Un insegnamento di LKJ che porterai sempre con te.
Non chiedere e ti sarà dato!
Scherzi a parte, Linton mi ha mostrato che la grandezza di una persona sta nella sua umiltà e nell’essere sempre se stessa senza piegarsi a compromessi. Il suo abbigliamento inconfondibile e anticonformista nel suo genere, il suo attaccamento viscerale alle sue radici giamaicane e al suo quartiere di Londra, il suo totale disinteresse a far parlare di sé, ne fanno un antidivo in positivo che è a disagio davanti alle telecamere e perfettamente a suo agio fra la gente di strada a cui regala sorrisi e strette di mano.
- Ritieni che l’Inghilterra abbia superato definitivamente il problema del razzismo oppure ci sono degli aspetti ancora da analizzare e migliorare?
Per quanto conosco la storia inglese ritengo che siano stati fatti grandi passi in avanti negli ultimi decenni, che hanno portato alla formazione di una middle-class nera. L’incendio di New Cross (evento del 1981, dove morirono 13 giovani di colore n.d.r.) è sicuramente stato un punto di svolta perché ha accelerato questi processi. Purtroppo però il problema del razzismo temo sia ben lungi dall’essere superato definitivamente, in Inghilterra come nel resto d’Europa. Spesso l’atteggiamento razzista si trasforma in intolleranza verso le minoranze etniche e non solo. Basti pensare alla dilagante xenofobia ed omofobia italiana.
- Un artista attuale che ritieni vicino a LKJ, al sua lavoro e alle tematiche da lui toccate.
Sono numerosi, in tutto il Mondo, gli artisti che fanno della musica un mezzo di protesta, e anche in Italia gli esempi non mancano. Sicuramente, però, gli altri Dub Poets e Benjamin Zephaniah in particolare, combinano tutti gli elementi che caratterizzano il lavoro di LKJ: poesia, quindi parola parlata più che cantata, musica che sgorga già dal suono della parola, ma che con l’ausilio degli strumenti diventa anche l’accompagnamento, testi che guardano alla realtà socio-politica contemporanea, impegno attivo.
di Andrea Lanzilotto
