Rivolgere delle domande ad Antonio Conte, oltre che essere molto piacevole è allo stesso tempo fonte di imbarazzo, per chi è cresciuto con dei suoni, dei testi, per chi ha dei ricordi concreti del fenomeno delle Posse, del primissimo Sud Sound System, delle tematiche che venivano affrontate, non può certo rimanere indifferente.
Dj War è uno dei protagonisti di quegli anni a cavallo tra la fine degli ’80 e l’inizio dei ’90, periodo in cui la musica, in questo caso black (reggae/hip hop), era compagna di vita nel vero senso della parola, accompagnava ed esprimeva quei sentimenti di ribellione che un’intera generazione sentiva suoi. Anni in cui i centri sociali delle grandi città erano fucine di creatività, oltre che di azioni politiche.
Dal Salento a Bologna, per dare vita a quello che oggi riteniamo scontato: un sound system, una dance hall, ma che allora erano segni di rottura nei confronti di una società restia ai cambiamenti e alle aperture nei confronti di nuove culture.
Il movimento black da allora ha avuto un enorme sviluppo nazionale, basta pensare alle innumerevoli serate che il fine settimana affollano i locali di tutta Italia, ma è necessario capire da dove si partiva, quali erano i sentimenti che facevano avvicinare dei ragazzi verso uno stile musicale che apparentemente era distante dal nostro, ma che hanno reso familiare a tutti noi grazie anche all’uso dei dialetti nei testi e dei continui riferimenti ai mali della nostra terra.
Dj War è un personaggio chiave per capire tutto questo.
- Dagli anni ’80 ad oggi, come è cambiato il tuo rapporto con la musica?
Negli anni 80 bisognava diffondere e far conoscere generi come il reggae e l’hip hop che erano “nuovi”, in tempi in cui imperavano musiche e stili introspettivi come il post punk o edonistici come certa New wave. Il reggae e l’hip hop al contrario portavano una carica di positività ed uno spirito “ribelle” che dai tempi del punk si erano persi. Bisognava rompere delle “frontiere” e distruggere dei “muri” per far passare nuove sonorità e nuove tematiche. L’entusiasmo che avevo allora non l’ho perso, la voglia di esplorare altri stili neanche.
- Avere un sound tutto tuo, tra i primi in Italia, ti ha dato più responsabilità o libertà?
Più responsabilità sicuramente perchè non è facile gestire un sound che comporta spese notevoli per la costruzione e la manutenzione ma mi ha dato anche maggiore libertà d’espressione.
- Raccontaci brevemente la nascita del SSS. In particolare le vibrazioni che c’erano nell’aria in quel periodo della tua vita artistica e umana.
La nascita del SUD SOUND SYSTEM è stata la realizzazione di un sogno e di un forte desiderio di combinare qualcosa di positivo e che amavo fare con i miei amici. In particolare credevo nelle potenzialità artistiche ed espressive di Piero “Militant P” che già suonava in uno dei primi gruppi reggae italiani (The Struggle) e degli amici fraterni che man mano si innamoravano del Reggae,del Toasting e dell’Hip Hop (Treble, PapaGianni, Ggd a cui col tempo si aggiunsero Don Rico, Terron Fabio, Nando Popu e tutta la Salento Posse).
Si iniziò veramente con le feste in casa di amici (la casa a S.Foca di Papa Gianni su tutte) poi le case cominciarono ad essere strette per la compagnia sempre + numerosa
e cominciammo a fare delle feste nelle campagne e nelle masserie. Contemporaneamente mi dilettavo con i dischi in radio libere, centri sociali, case occupate, club e feste “alternative” e mi sembrò naturale proporci con le nostre feste. C’era molto entusiasmo in noi nelle feste alternative ma nel proporre il mio progetto all’esterno ebbi non poche difficoltà. Anche all’interno del gruppo non credevano che si potesse fare sul serio,il tempo poi mi ha dato ragione…
- Il Salento, la tua terra, ha subito profondi cambiamenti negli ultimi decenni, molti positivi alcuni negativi, vedi il problema inquinamento sempre più rilevante. Cosa diresti a una persona che non conosce affatto il territorio, come lo descriveresti?
L’inquinamento è una piaga non più solo un problema, penso a come hanno distrutto Taranto con le industrie chimiche e siderurgiche, Brindisi con la centrale di Cerano in particolare e Lecce con tutte le discariche piazzate ovunque ed ammorbano l’aria sempre meno pulita e salubre. Non trascurerei neanche di menzionare il business dell’eolico, con il forte impatto visivo e il graduale abbandono della vocazione agricola e/o turistica del territorio. Non vorrei che lo slogan “Salentu, lu sule lu mare e lu ientu” si trasformasse in Salentu, lu sule lu mare e l’inquinamentu…”
- Fare arte, promuovere musica, tu lo hai fatto per tanti anni al nord, lo fai tutt’ora al sud, quali sono le differenze, se ce ne sono, le problematiche che ti trovi costretto a superare?
Devo ringraziare il nord soprattutto se la mia passione si è evoluta positivamente anche in occasioni di lavoro non solo per me, a Bologna,città in cui ho studiato,lavorato e vissuto per anni hanno creduto nella positività del progetto ma devo ringraziare il anche sud per il calore che ci ha sempre dato nel supportare il nostro cammino in tutta la nazione ed anche fuori dai confini. Non vedo grosse differenze attualmente in quanto le culture reggae e hip hop sono delle realtà di fatto internazionali.
- Il reggae, grande amore, anche questo ha subito enormi cambiamenti dall’inizio della tua carriera di dj. Ti riconosci nelle nuove sonorità prodotte dagli artisti giamaicani? Quali di questi apprezzi di più?
Quando ho iniziato a “sentire”, amare e diffondere il reggae, questa era la musica di Bob Marley, di Steel Pulse, Black Uhuru etc. con forti messaggi positivi, successivamente conobbi il dj style di U Roy etc. e poi venne l’era di Yellowman, Ringo etc. con contenuti rivolti più verso l’intrattenimento e “poco impegnati” politicamente…Il Reggae si è sempre più evoluto stilisticamente ed è cambiato anche nei contenuti con le relative differenziazioni. Continua ad essere il media più potente in Giamaica dove la vita è difficile per la maggior parte del popolo e ne esprime lo stato d’animo e la realtà che si vive. Ciò non ci dovrebbe far dimenticare che la nostra vita è ben diversa e nonostante tutte i cambiamenti anche in Occidente (l’asse politico si sposta sempre più a destra, con conseguente diffusione di razzismo ed intolleranza…) non dobbiamo assecondare o riproporre tematiche e stili di vita (…) che non ci appartengono (omofobia, sessismo, maschilismo…) solo per stare al passo con le tematiche di certa “dance hall moderna”.
Dal punto di vista squisitamente musicale sono molto interessato e attento verso l’evoluzione della “Reggae culture” ma sono altrettanto preoccupato quando i messaggi
di alcune canzoni sono negativi. Mi fa piacere vedere artisti come Sizzla che nell’ultimo tour europeo prende distanza da tematiche omofobiche e sessiste.
- Non solo reggae nella tua lunga esperienza artistica, tanto hip hop, molte influenze drum ‘n’ bass; hai sempre cercato dei legami tra i vari generi oppure li hai tenuti debitamente distanti?
La musica per me non ha confini né dovrebbe averne e comunque tra i generi sopracitati c’è una continuità di stile e cultura, la radice è una,la musica nera che incontra la cultura della club culture e della cultura di strada che sono internazionali.
- Il periodo delle Posse ti ha visto come uno dei protagonisti della scena italiana, credi che sia possibile il ripetersi di un fenomeno del genere nel nostro paese, soprattutto dal punto di vista di attivismo politico/sociale delle formazioni coinvolte?
Me lo auguro e lo auguro anche alla società intera, perchè si è trattato di un fenomeno che ha portato dei cambiamenti nello stile di vita dei giovani e delle speranze per migliorare la società.
- Come vedi il futuro della scena reggae in Italia, credi che debba essere rivisto qualcosa?
Qui potrei rispondere con delle semplici citazioni o con risposte del tipo “il futuro nn è scritto..” o cose così ma considerando i cambiamenti politici e sociali in negativo di questi anni mi auguro maggiore attenzione verso i deboli e le ingiustizie tutte, senza trascurare la parte legata all’intrattenimento, quindi come dice KRS One la musica dovrebbe essere “edutainment” cioè educazione ed intrattenimento. Insomma ci vorrebbe più equilibrio.
- Un’infinità di serate, il War Sound System, i festival, i meeting, hai dei progetti artistici ai quali non ti sei ancora dedicato?
Hai dimenticato di citare le produzioni, da qualche anno collaboro con un ‘etichetta indipendente che ha base a Milano e che si chiama SEGNALE DIGITALE con la quale (come WARSOUND) abbiamo prodotto fin qui vari cd e dischi .Proprio di recente abbiamo pubblicato due compilation su cd completamente curate da noi, BASS CULTURE e WARSIGNAL3 più tre vinili a 45 giri con cinque song più il relativo riddim.
Con questi cd e dischi abbiamo prodotto vari nuovi artisti (cantanti e producers di ritmi) oltre a quelli che già collaboravano con noi, si tratta di progetti che stanno crescendo con noi senza l’aiuto di alcun sponsor. Per saperne di più potete andare sul sito www.segnaledigitale.org.
In effetti finora mi sono dedicato a molti aspetti della musica,dovrei dire quindi anche delle mie esperienze in radio (l’ultima in ordine di tempo è stata proprio quella di Power fm, in Salento, radio in cui è nata l’idea e poi il progetto di “Gusto dopa al sole”).
Francamente non so cosa manca, forse dovrei lavorare di più sul lato produttivo ed esecutivo, tra tutti gli impegni per mandare avanti la vita della famiglia ed i vari progetti, mi manca il tempo per produrre e mixare per intero dei ritmi e vorrei “rimediare” a questa lacuna. Poi vorrei realizzare un album “mio” in cui far cantare amici e compagni di “varie esperienze”….
Insomma se ci penso su magari mi accorgo di voler e dover fare un sacco di cose ancora …..
“time is the master…”
di Andrea Lanzilotto
